Nucleare: una svolta storica per l’energia

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Il Parlamento italiano ha approvato, in fase preliminare, un ddl delega che segna il ritorno al nucleare, un passo cruciale per il futuro energetico del Paese

L’Italia ha compiuto un passo storico verso il futuro energetico con l’approvazione del disegno legge che reintroduce il nucleare come fonte di energia. Dopo decenni di dibattiti e referendum, il Paese si prepara a tornare ad investire in centrali nucleari di ultima generazione. Questa decisione arriva in un momento cruciale, in cui la transizione energetica e la riduzione delle emissioni di CO2 sono priorità globali, come prevedono l’European Green Deal e l’Accordo di Parigi, ma non solo.

Gli anni d’oro del nucleare in Italia

Già negli anni ’60 e ’70, l’Italia era tra i Paesi all’avanguardia nel settore nucleare, con quattro piccole centrali operative (Latina, Trino Vercellese, Caorso e Garigliano); il nucleare contribuiva in modo significativo al fabbisogno energetico nazionale. Tuttavia, il disastro di Chernobyl del 1986 e il successivo referendum del 1987 hanno segnato la fine dell’era nucleare italiana. Il Paese ha deciso di abbandonare questa fonte di energia, smantellando le centrali esistenti e rinunciando a nuovi progetti.

Il dibattito sul nucleare negli Anni 2000

Negli anni 2000, il tema del nucleare tornò alla ribalta, soprattutto a causa della crescente dipendenza energetica dall’estero e della necessità di ridurre le emissioni di gas serra. Nel 2008, il governo Berlusconi ha proposto un piano per la costruzione di nuove centrali nucleari, ma il progetto fu bloccato dal referendum del 2011, tenutosi pochi mesi dopo il disastro di Fukushima.

La crisi energetica e la nuova consapevolezza

La recente crisi energetica, aggravata dal conflitto in Ucraina e dalla volatilità dei prezzi del gas, ha riacceso il dibattito sul nucleare. L’Italia, che importa gran parte della sua energia, si è trovata in una situazione di vulnerabilità. In questo contesto, il Governo ha deciso di rivedere la propria strategia energetica, puntando su fonti più stabili e sostenibili, tra cui il nucleare di ultima generazione, ma di cosa si tratta nello specifico? Il nucleare di ultima generazione si riferisce a una nuova classe di reattori nucleari (IV generazione) che utilizzano tecnologie avanzate per migliorare la sicurezza, l’efficienza e, in particolare, la sostenibilità rispetto ai reattori tradizionali.

La recente legge: cosa prevede

Il disegno legge approvato dal Parlamento il 28 Febbraio 2025 prevede la costruzione di centrali nucleari di quarta generazione, caratterizzate da un elevato livello di sicurezza e da una ridotta produzione di scorie radioattive.

Tali centrali, note come Small Modular Reactors (SMR), sono più piccole e modulari rispetto ai reattori tradizionali, permettendo una maggiore flessibilità e un minor impatto ambientale. La legge delega prevede che il Governo adotti, entro 12 mesi dall’entrata in vigore, una serie di decreti legislativi per definire il programma di ritorno all’energia nucleare. Le principali aree di intervento includono la sperimentazione e la localizzazione di impianti di nuova generazione, con criteri di sicurezza e impatto ambientale.

Obiettivi del ddl sul nucleare

L’intervento, introdotto nell’articolo 1, punta a tre obiettivi e finalità principali:

  • Assicurare un approvvigionamento energetico stabile per far fronte all’aumento della domanda e ridurre la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia;
  • Contribuire alla riduzione delle emissioni di CO₂ per contrastare il cambiamento climatico;
  • Mantenere i costi dell’energia sostenibili per cittadini e imprese, garantendo la competitività dell’industria nazionale.

Il primo obiettivo di questa legge riguarda la garanzia della continuità dell’approvvigionamento energetico, un tema che è diventato centrale nell’era post-pandemia e in un contesto geopolitico internazionale sempre più complesso. Il ritorno al nucleare, nel piano del Governo, è visto come una via per diversificare il mix energetico e ridurre la dipendenza da fonti di energia importate, come il gas naturale, che negli ultimi anni ha mostrato vulnerabilità, specialmente dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

L’indipendenza energetica, in questo senso, non è solo una questione di sicurezza nazionale, ma anche una necessità economica, l’aumento dei costi energetici ha messo a dura prova le famiglie e le imprese, e il nucleare viene proposto come una soluzione che potrebbe garantire una fonte di energia stabile e relativamente a basso costo, soprattutto grazie ai reattori di nuova generazione, che sarebbero più sicuri ed efficienti rispetto al passato.

Obiettivo decarbonizzazione

In un contesto globale segnato dalla crescente incidenza del cambiamento climatico, l’Italia, come parte dell’Unione Europea, ha assunto impegni ambiziosi per ridurre le proprie emissioni di gas serra. L’energia nucleare è spesso vista come una “soluzione a basse emissioni”, poiché, a differenza delle fonti fossili, non emette CO2 durante la produzione di energia.

Tuttavia, questo punto è oggetto di dibattito: molti ambientalisti e studiosi contestano l’idea che il nucleare possa davvero contribuire in modo significativo agli obiettivi di decarbonizzazione, sottolineando i rischi legati ai rifiuti radioattivi e alla sicurezza delle centrali nucleari. In effetti, il nucleare, pur essendo una fonte “pulita” in termini di emissioni di CO2, pone comunque sfide di gestione dei rifiuti e di smaltimento a lungo termine, che non possono essere ignorate.

Obiettivo sostenibilità economica

Tra i principali obiettivi abbiamo la competenza e sostenibilità dei costi per gli utenti finali e la competitività del sistema industriale nazionale. Questo è un punto cruciale, in quanto l’energia nucleare è tradizionalmente vista come un’opzione costosa, sia in termini di investimenti iniziali che di costi di gestione e smaltimento dei rifiuti. Tuttavia, i sostenitori del nucleare argomentano che, con il progresso delle tecnologie, i nuovi reattori potrebbero essere più economici e sicuri, riducendo così i costi complessivi rispetto a quelli legati all’energia fossile.

La legge, quindi, prevede non solo la creazione di nuove infrastrutture nucleari, ma anche politiche mirate a ridurre l’impatto economico sui consumatori e a mantenere l’industria italiana competitiva a livello globale.

Opinioni dei partiti sul nucleare

Il dibattito sulla questione  è, ovviamente, accesso. Il ritorno all’energia nucleare divide la politica italiana: il governo Meloni, con Fratelli d’Italia, Lega e FI, sostiene la legge delega, definendola un passo cruciale per la sicurezza energetica e l’indipendenza del Paese. Il PD critica la scelta, puntando sul rischio di alti costi e scarsa efficacia, sulla stessa onda il M5S che si oppone fermamente, ribadendo la necessità di investire sulle rinnovabili. Azione e Radicali, invece, promuovono il nucleare come soluzione per la decarbonizzazione. Il confronto sarà certamente destinato ad animare il dibattito nei prossimi mesi.

Opportunità e sfide

L’articolo 4, trattante le disposizioni finanziarie, prevede uno stanziamento di 60 milioni di euro, suddivisi equamente tra il 2027 e il 2029, utilizzando le risorse già assegnate al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per finanziare gli investimenti previsti dal nuovo piano, per l’attuazione delle disposizioni contenute nel disegno di legge delega, sono inoltre previsti 1,5 milioni di euro nel 2025 e 6 milioni di euro nel 2026.

Ulteriori finanziamenti potranno essere introdotti attraverso i decreti legislativi di attuazione, a condizione che vengano specificate le relative coperture finanziarie.

Il ritorno al nucleare rappresenta una svolta fondamentale per la transizione energetica italiana; secondo gli esperti, questa fonte di energia potrà contribuire a ridurre le emissioni di CO2 e a diversificare il “mix energetico nazionale”, diminuendo la dipendenza dalle importazioni di gas e petrolio.  Ma non mancano sicuramente critiche e preoccupazioni: la decisione ha suscitato reazioni contrastanti.

La coalizione 100% Rinnovabili Network, composta da esponenti di università, centri di ricerca, imprese, sindacati e organizzazioni ambientaliste come Greenpeace Italia, Legambiente e WWF, ha espresso preoccupazione riguardo ai costi elevati dell’energia nucleare e ai rischi associati alla gestione dei rifiuti radioattivi. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, l’elettricità prodotta da centrali nucleari ha un costo più che triplo rispetto a quella ottenuta da fonti rinnovabili come solare ed eolico.

Un dibattito necessario

L’approvazione di questa legge delega rappresenta un momento cruciale per la politica energetica italiana: da un lato, il Governo mira a garantire la sicurezza energetica e la sostenibilità attraverso l’introduzione di tecnologie nucleari di nuova generazione. Dall’altro, permangono interrogativi riguardo alla convenienza economica e alla gestione dei rischi associati al nucleare. La storia passata, caratterizzata da incidenti come Chernobyl e Fukushima, e le precedenti decisioni referendarie contro il nucleare in Italia, sottolineano la necessità di un dibattito pubblico approfondito e di una valutazione critica delle alternative disponibili nel panorama energetico globale.

Sonia Bono per Questione Civile

Sitografia:

www.rinnovabilit.it

www.reuters.com

www.wwf.it

www.governo.it

www.mite.gov.it

www.iaea.org

www.ageei.eu 

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